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2019-09-27 12:11:50

Quando il 1° ottobre 1949, settanta anni fa, da Piazza Tienanmen Mao Tse Tung proclama che la Cina ha vinto la sua lunga battaglia e che finalmente «Il Popolo cinese si è alzato in piedi», ancora non è evidente che lì sia stato segnato un passaggio, non solo politico, nella storia della Cina.

È indubbiamente vero che quella vittoria significa la supremazia conquistata, dopo una lunga e sanguinosa guerra civile di un movimento politico. Vittoria che ha un doppio significato: non riguarda solo il conflitto tra comunisti e nazionalisti, ma indica anche il dominio della campagna sulla città. Un vero passaggio d'epoca per la storia della Cina.

A lungo nella memoria la dimensione della città si era coniugata con la sconfitta della Comune comunista di Shanghai (maggio 1927) quando gran parte dei sostenitori del giovane movimento comunista erano stati uccisi dalle forze nazionaliste. Da quella sconfitta i comunisti capiscono che per ricominciare occorre muoversi nelle campagne, lontano dalle città.

Tra 1927 e 1949 ci sono state almeno altre due cose: l'invasione giapponese e la ricostituzione di un fronte nazionale interno, che ha visto temporaneamente l'alleanza tra vecchi nemici. Ma è la «lunga marcia» nelle zone della Cina profonda, nelle campagne, lontano dalle città o dalle realtà industriali e dal mare a segnare una nuova identità politica.

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Dal 1931, grazie ad una strategia militare fondata su azioni di guerriglia condotta nelle zone rurali, e a una oculata politica verso i contadini delle zone controllate, il partito comunista pone le basi per il suo successivo rafforzamento, radicandosi profondamente nel mondo contadino cinese.La nuova stagione del Partito comunista, dunque, passa attraverso la riscossa della campagna.


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