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2019-09-30 10:31:21

Da molti anni ormai è in corso un lavoro di ampio respiro sulla figura e l’opera di Niccolò Machiavelli: basta pensare ai contributi, negli ultimi decenni del secolo scorso, di Dionisotti o di Martelli, o, venendo ad anni più vicini a noi, di Sasso, Skinner, Althusser, Pocock, per citare solo alcuni degli studi che hanno concorso a mutarne in profondità l’immagine tradizionale. Un lavoro che è stato continuato e approfondito da importanti testi usciti da poco; e anche qui mi limito a citare gli autori dei libri più importanti: Ferroni, Vivanti, Esposito, Cutinelli Rendina, Asor Rosa, Lettieri, Bausi, Cacciari, Ginzburg, Sofri. Né si tratta di un interesse solo italiano: Machiavelli, insieme a Dante, è lo scrittore italiano più studiato all'estero, specie in area anglosassone; proprio di recente è uscito, per la Princeton University, il libro di John P. McCormick, Reading Machiavelli .

Quali siano le ragioni di questo interesse non è facile dire; certo hanno a che fare, oltre che col mondo storiografico, con il mondo storico – cioè con le trasformazioni che stanno investendo l’Occidente, comprese la concezione della politica e la funzione dello Stato moderno, arrivate entrambe a un punto di svolta e per molti aspetti di tramonto e di declino. Dell’una e dell’altra Machiavelli è stato uno dei massimi interpreti, ed è naturale che quando un mondo inizia a scomparire la riflessione si rivolga al suo inizio, mettendo a fuoco gli autori che ne hanno, con maggiore lucidità, delineato i caratteri originari e le forme di sviluppo. Quando si parla di Machiavelli si è sempre mossi, in varia misura, da problemi che affondano le loro radici nella contemporaneità.

C’è però un altro tratto, evidente soprattutto negli studi più recenti, da sottolineare: le interpretazioni di Machiavelli si stanno intrecciando a una nuova visione di quell’epoca che si è soliti chiamare Umanesimo e Rinascimento.

Rispetto alle immagini tradizionali che hanno insistito sul carattere armonico, sereno, dell’età umanistica, valorizzando gli autori che affermano il primato dell’uomo – la dignitas hominis –, negli studi più recenti si è posto l’accento sul carattere drammatico, per molti aspetti tragico, della meditazione svolta in quei secoli sulla condizione umana, sulla ciclicità della storia, sul destino delle civiltà, con un ampio spazio dato a tematiche prima trascurate o poco considerate: dalla centralità del concetto di “crisi” e di “rovesciamento” degli ordini del mondo alla simulazione e dissimulazione come chiavi per comprendere un aspetto essenziale della genesi della “modernità” nel nostro paese; dalla dimensione simbolica quale struttura decisiva del vivere sociale alla funzione civile e politica della religione, alla centralità del teatro come strumento di comprensione, e di rovesciamento, della realtà. Tutti temi nodali di quello che si è chiamato, con una formula che ha avuto una singolare fortuna, «nuovo umanesimo».

E questo ha inciso anche nelle nuove interpretazioni di Machiavelli che, da un lato, hanno complicato il suo rapporto con i “moderni”, sganciandolo dalle genealogie tradizionali e staccandolo in maniera netta dal machiavellismo; dall’altro, l’hanno situato nell’epoca che fu sua, mettendo in luce convergenze con autori di prima grandezza come, per fare un solo nome, Leon Battista Alberti.


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