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2019-09-30 10:31:21

di Modesto Michelangelo Scrofeo

Questo è un elogio del contante. Limitandolo, restringendolo, si va incontro a danni, scandali, mali. Un esempio? Viveva a Milano, e lo conoscevano tutti gli antiquari e le bancarelle di libri, un ingegnere bibliomane. Ogni giorno, finiti i progetti e le visite ai cantieri, acquistava qualcosa. La moglie glielo proibì e, al ritorno a casa, lo perquisiva. Soluzione: comperò una borsa con il doppio fondo e la fece sempre franca. Ovviamente gli controllava le carte di credito, ma lui si salvò grazie ai contanti. Secondo caso: è noto che in Italia operano migliaia di signore e/o signorine che offrono le loro prestazioni e alleviano i tormenti dei corpi. Non più riconosciute come categoria, non pagano le tasse.

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Non hanno il Pos e se anche l’avessero chi lo utilizzerebbe? Loro desiderano pagare le imposte e garantirsi una pensione (è la battaglia di Efe Bal), ma lo Stato preferisce tosare altre categorie meno imbarazzanti e far finta di credere che chi si mostra sul ciglio di una strada stia attraversandola. Morale: senza contanti le condanneremmo alla miseria e diventerebbero un peso in più per la società. Insomma, dall’aria delle «Nozze di Figaro» del divino Mozart, nota come «Non più andrai, farfallone amoroso», le parole «molto onor, poco contante!» rivelano disagio. E sembrano urlare: tenetevi le vostre correttezze ma lasciateci le banconote. In nome dei libri. E delle ricordate filantrope.


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