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2019-10-07 11:32:05

«Toad», il capolavoro di Ginger Baker

Anche Ginger Baker se n’è andato. Il primo pensiero che viene, alla notizia del decesso del funambolico battersita inglese, è: sai che jam si farà adesso nel paradiso del rock con Jack Bruce, bassista con cui condivise l’avventura dei Cream. Il secondo è: se esiste un paradiso del rock, alla notizia della morte di Baker, probabilmente Bruce avrà chiesto asilo politico all’inferno. Il terzo è: sempre ammesso che esista, non è scontato che aprirà le porte al vecchio Ginger. Che, in vita, ha lavorato sodo per farsi odiare da tutti.

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Attenti a Mr. BakerAndare d’accordo con lui non era difficile: era praticamente impossibile. Era come se avesse una parola sgradevole per ogni persona da lui intercettata. Ne sanno qualcosa i suoi numerosissimi nemici. E pure gli amici con cui, quando poteva, incrociava volentieri il suo bastone da passeggio. Per non dire del fisco che lo ha a lungo inseguito. E dei fan: il più famoso di tutti si chiama Jay Bulger, fa il regista e lo inseguì nel suo ranch in Sud Africa per la realizzazione del documentario Beware of Mr. Baker (2012), ossia «Attenti a Mr. Baker». Se la cavò col naso spaccato, ma ne valse la pena: il film poi è stato premiato al South By Southwest Festival.

Ginger Baker in un concerto del 2013 (Epa)

Il «Rosso» tra jazz e bluesCome dicevano gli antichi romani? Nomen omen, certi destini stanno scritti nel nome di chi li porta e Peter Edward Baker, londinese di Lewisham andatosene a 80 anni suonati, divenne per tutti «Ginger» per via dei suoi capelli rossi, ma pure per il carattere dolceamaro e allo stesso tempo piccantissimo che si ritrovava. Un Rosso Malpelo del rock and roll imbottito di alcol e droghe. Aveva una tecnica raffinata e una solida preparazione jazzistica. Aveva studiato con Phil Seamen, uno dei più grandi batteristi inglesi di jazz. Come gran parte dei musicisti della sua generazione, anche Baker si fece le ossa sulla scena British blues: prima con Alexis Korner che fu l’ideologo dell’intero movimento, poi con Graham Bond, in una formazione di cui faceva parte pure Jack Bruce.

Ginger Baker, al centro, ai tempi del Cream tra Jack Bruce, a sinistra ed Eric Clapton (Ap)

L’esplosione dei CreamIl big bang della sua carriera coincide con il 1966 e la nascita dei Cream, primo power trio e primo supergruppo della storia. Al basso c’è Bruce che canta la maggior parte dei brani, alla chitarra un certo Eric Clapton che, a sua volta, era diventato una star suonando prima con gli Yardbirds e poi con John Mayall. Roba mai sentita prima: tre musicisti sopraffini che fanno rock in bilico tra blues e psichedelia. E, quando suonano dal vivo, svisano che è un piacere. Per capirne la grandezza, risentitevi la celeberrima Sunshine of your Love e tutto Wheels of Fire con il capitolo in studio, dove domina White Room, e quello live, indimenticabile per la versione di Crossroads. Fu per inseguire quel modello che James Marshall Hendrix varcò l’oceano, divenne Jimi e fondò l’Experience.


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